Presupposti filosofici del Coaching Umanistico

Oggi voglio condividere con voi un’interessante intervento di Luca Stanchieri (Life & Executive Coach e Psicologo, fondatore della Scuola Italiana di Life & Corporate Coaching).

 

Stanchieri“Per il Coaching Umanistico della Scuola Italiana di Life&Corporate Coaching, la committenza dei soggetti allenabili è sempre collocata dentro la dinamica dei sistemi simbolici di cui fanno parte (per sistema simbolico si intende ogni campo/contesto culturale, es. famiglia, azienda, coppia, scuola, squadra, lavoro, autonomia, salute ecc.).”

“L’indicatore di un buon coach umanista è l’originalità, l’individualità, la singolarità, così come l’avversità al “buon senso”, al “senso comune”, al “normale”. Il coaching si nutre dell’eccezionalità, perché punta a trovare l’essenza unica e irripetibile delle persone agenti nella realtà. L’ascesi individuale data dall’autosuperamento del sé non prescinde dal sistema simbolico in cui avviene. Ed il coach non solo è esperto di coaching, ma anche dei sistemi simbolici, della loro conformazione storica, delle loro tendenze di sviluppo, delle tensioni che li governano e li mettono in crisi.”

“La relazione fra coach e cliente non è quella del consulente, che si sostituisce all’imprenditore nell’elaborare la strategia, né quella del formatore che si rifugia fra i boschi per insegnare come si attraversa un ponte tibetano a Barberino del Mugello. Ma è più simile a quella dell’allenatore con il suo atleta che non verrà mai sostituito sul campo di gioco, ma verrà allenato sul campo per dare il meglio di sé, da protagonista assoluto di un percorso che deve produrre cambiamenti concreti, visibili, misurabili, e soprattutto appaganti.”

AUTODERMINAZIONE E AUTOREALIZZAZIONE
“Individualità e sistemi simbolici dunque sono i presupposti filosofici da cui parte il coaching umanistico.  Il richiamo all’umanesimo del coaching è anche una sfida: porsi sulla lunghezza d’onda di filosofi che hanno messo al centro della loro riflessione il destino della specie umana. Oggi la filosofia è scomparsa proprio laddove sensi e significati necessitano di rielaborazioni radicali. Il richiamo al classico ovviamente non nega, ma allena la coscienza del coaching sull’attualità storica, ovvero la sua analisi e visione del mondo attuale e del suo ruolo in esso. Ed è proprio dall’analisi del contesto mondiale, cross culturale e dalle modalità con cui si riflette nei microcosmi locali che nasce la consapevolezza della necessità di un allenamento che dia una direzione specifica al cambiamento, una direzione umanista.”

Ciò che emerge dalla realtà storica in cui viviamo e che si pone come presupposto filosofico, paradigma culturale, filone di ricerca scientifico e afflato politico per il coaching è il processo di autorealizzazione, fondato sull’autodeterminazione individuale, relazionale e collettiva“.

 

L’autorealizzazione è una spinta al cambiamento di grande complessità. Ha già una storia dietro di sé. Iniziale ma potente. E’ diventata un bisogno interiore, una dimensione psicologica, un movimento politico dalle forme più disparate. Passa attraverso la messa in discussione del principio di adattamento e l’affermazione del principio di creatività. L’esplorazione e l’elaborazione del nuovo si pongono come sfide all’acquisito, che dimostra tutte le sue fragilità.

L’autorealizzazione della soggettività come processo combinato di scoperta e invenzione, di coscienza e creatività, di esplorazione e elaborazione, di comprensione e realizzazione, di pensiero, sentimento e azione, di esaltazione delle emozioni attraverso la loro piena consapevolezza culturale, si nutre del suo guscio politico, che è il processo di autodeterminazione. L’autodeterminazione è l’allenamento della soggettività all’autogoverno, che si riappropria della delega in bianco data all’esperto di turno. E’ la volontà soggettiva di determinare da sé obiettivi e strategie. E’ la coscienza di apprendere le lezioni dalla vita, di comprendere i programmi di allenamento a cui si è stati sottoposti, di stravolgerli in funzione della ricerca della felicità possibile. L’autorealizzazione è la concretizzazione dell’originalità che determina ciascuna soggettività; l’autodeterminazione è il processo politico di scelte che permettono di individuare l’essenza, il come e il dove dell’autorealizzazione.

L’autodeterminazione implica protagonismo attivo, partecipazione diretta, autorganizzazione, libertà di pensare, di decidere e di agire. L’autorealizzazione implica la consapevolezza delle proprie potenzialità, delle risorse da allenare, dei criteri filosofici che sottostanno alle scelte, delle forme di felicità possibili, delle motivazioni autentiche. L’autodeterminazione è il processo di funzionamento dell’autogoverno, l’autorealizzazione è il presupposto, il fine e il programma del governo stesso. La loro combinazione sviluppa la ricerca della felicità possibile per come si concretizza nella realtà, quindi nei sistemi simbolici dentro i quali la soggettività esprime il suo esserci. In questa prospettiva, le individualità, le differenze, le singolarità trovano dialogo, costruiscono scambi, avviano conoscenze, fondano comunanze nuove, attraverso le quali i beni soggettivi possono combinarsi e arricchirsi vicendevolmente. A causa dell’essenza sociale degli esseri umani, l’autorealizzazioni e l’autodeterminazioni sono possibili solo nelle dimensione sociale: con, per e grazie agli altri.

Il coach umanistico è l’allenatore delle potenzialità trasformative della soggettività, esperto dei processi di autorealizzazione e autodeterminazione che forgiano e stravolgono la relazione con i sistemi simbolici e le relazioni sociali. Il coaching umanistico come nuova professione, come combinazione fra scienza e tecnica innovative e filosofia classica, diventa parte integrante di questi processi rivoluzionari. Per certi versi, nasce da questi processi rivoluzionari. Perché di vere rivoluzioni si tratta.

Il coaching è depositario delle tecniche, dei programmi, degli esercizi a cui si sono sottoposti gli esseri umani per raggiungere vette inimmaginabili, insperate, a volte solo fantasiose. E’ esperto delle tensioni ascetiche degli eccellenti e dei talentuosi, che assume come fonti di ispirazione e di apprendimento, e mai di imitazione scimmiesca. E’ l’emblema della verticalità, l’allenatore degli skyrunner per eccellenza. E il coach stesso si sottopone a questi processi, allena la propria autorealizzazione e autodeterminazione in prima persona, non per dovere, ma per passione.”

 

Luca Stanchieri

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